DICONO DI ME

L'espace quittè:
À la rechèrche de la memoire perdue.

L'eco del silenzio

Ricordo ancora la prima volta che incontrai Rossella Rispoli Segato alla Biblioteca Comunale di Orbetello: me la presentò, elogiandola, la giornalista e comune amica Anne-Marie Kjellander, già console svedese a Capri e prima Presidente donna dell’Associazione stampa estera, insieme al marito, il giornalista e scrittore Alessandro Panini Finotti.

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Parlandole, scoprii che era stata allieva all’Accademia di Belle Arti di Roma della mia collega universitaria Tiziana D’Acchille, attuale Direttrice dell’istituzione artistica, e di altri docenti che conosco e stimo. Dal 2006 infatti l’Artista aveva cominciato a sviluppare una particolare sensibilità e un peculiare interesse per l’indagine dell’inestricabile relazione tra la rappresentazione figurativa dell’architettura e gli uomini, in qualità di memoria vissuta, focalizzando, nelle proprie opere, la sua attenzione sull’architettura d’interni e su paesaggi nell’area industriale dismessa della Montecatini Montedison poi Si.To.Co., sita in Orbetello Scalo. Le ragioni di tale persistenza nella scelta iconografica sono da ricercare nelle vicenda biografica della Rispoli, il cui padre lavorò per quattro decenni nella suddetta fabbrica di concimi chimici. Ecco allora che strutture industriali logorate dall’abbandono e dalla ruggine riacquistano, nella dimensione emotiva della memoria e del ricordo infantile, una nuova immagine, osservate alla luce dell’ottica sentimentale e della visione lirica, mentre la profondità delle fughe prospettiche trasmuta la geometria iperrealistica in atmosfere di sospesa vastità metafisica.

Dechirichiana non è l’inquietante attesa di ombre lunghe del meriggio o di estranianti apparizioni bensì la spazialità teatrale, riempita dall’eco dei rumori di macchinari e delle voci di operai che lavorarono per decenni nella vastità di quegli spazi ora desolati. Il racconto dell’Artista restituisce a quegli spazi una luce di una solidità pierfrancescana, che supplisce le energie umane e produttive di una società industriale in continua evoluzione. Lo spettatore e fruitore dell’opera della Rispoli è invitato ad entrare a far parte come testimone di quella storia socio-economica dell’Italia, prima postbellica e poi del boom economico, e a partecipare a quella rivoluzione industriale, come la visione quasi spettrale o cinematografica del gruppo dei protagonisti del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo (soggetto di alcune opere dell’Artista). La visione, che di primo acchitto appare fotografica, acquista quindi una valenza evocativa, di spazio interiore, di viaggio nella memoria, attraverso sogni speranze e progetti, di una classe di italiani in una nazione dinamica, tesa al riscatto dalle miserie di una terra di Maremma rurale e malarica, già popolata di briganti. La nuova dignità conferita al sito industriale è quindi orgogliosa dimostrazione dell’operosità della gente locale, capace di reinventarsi, da agricola a industriale e ora dedica al terziario e a servizi turistici. Il carattere ieratico del silenzio attuale è quindi colmato dall’eco dei ricordi, l’assenza è riempita dalla memoria dei gesti, dalla visione dinamica del movimento degli ingranaggi.

Tutto questo raccontano le opere di Rossella Rispoli, esposte dal 2006 in poi alla Temple University in Roma, a Istanbul e a Varsavia, a Formello come all’Arte Expo di Bologna e a Napoli. L’elemento affettivo ha trasformato la desolante realtà in una dimensione lirica e trasognata, grazie alla sperimentazione tecnica dell’Artista, che ha spaziato dall’olio all’acquerello a tecniche miste con gessi e colle per letti materici. Tra le varie specializzazioni perseguite, anche con tirocinii presso pittori specialisti, la Rispoli ha approfondito anche l’affresco. Particolarmente felice è stata la gamma di effetti sfumati o soffusi ottenuti grazie all’utilizzo di svariate tecniche grafiche: acquaforte, acquatinta, puntasecca, ceramolle, maniera allo zucchero, grafite, inchiostri. L’ Artista ha il dono di trasmutare la realtà e se nelle opere della Rispoli la figura umana sembra assente, così come il presente e il futuro scompaiono, quelle architetture industriali fatiscenti, al pari di monumenti antichi ricostruiti da proiezioni in 3-D, rivivono un nuovo splendore grazie alla luce e a ombre tonali calde con colpi di colore materici. Grazie all’Arte di Rossella Rispoli questo viaggio interiore proustiano alla ricerca del tempo perduto lo possiamo vivere, ammirando in silenzio e ascoltando l’eco della memoria.

Prof. Antonio E.M. Giordano
Storico e critico d’arte
2016

Immagini d’architettura e paesaggio

La produzione artistica di Rossella Rispoli Segato presenta elementi di sperimentalità, tradotti in una volontà  di continuo rinnovamento di linguaggi e tecniche che, tuttavia, si confrontano con una forte stabilità tematica, relativa ai soggetti  rappresentati: l’area industriale

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oggi dismessa della ex Montecatini, poi Si.To.Co di Orbetello Scalo. Area tutt’altro che ‘archeologica’ solo pochi decenni fa, quando costituiva ancora un elemento vitale per la comunità del luogo, tale da incidere profondamente sulle memorie visive, sulla formazione stessa e sui sentimenti dell’Artista, il cui padre proprio lì lavorava.

Oggi l’immagine della vecchia area industriale è segnata da un decadimento fisico progressivo ed apparentemente irreversibile, da un totale abbandono, da un silenzio irreale, da un rapporto difficile ed in parte compromesso con la laguna, la cui linea di costa si è allontanata dai vecchi magazzini, sacrificando anche la bellezza e il senso stesso del canale navigabile che li costeggiava.

Ma basta soffermarsi sui dipinti o le incisioni di R. Rispoli per cogliere con occhi nuovi quella realtà, resa in modo che quel medesimo degrado e quell’abbandono acquistino una carica poetica e vitale, capace di far godere d’una bellezza latente, imprevedibile  e come nascosta (basti pensare a certi acquarelli o a certe vedute notturne del sito).

Da ciò emerge anche la prefigurazione d’un possibile riscatto del sito.

È quello che l’attuale proprietà del complesso industriale, la società Laguna Azzurra, si propone tenacemente di suscitare, pur nella consapevolezza della difficoltà di sciogliere un nodo di problemi quanto mai complesso e intricato. Il tema, di autentica ‘archeologia industriale’, è talmente affascinante da potersi ben accostare a quello di Bacoli in Campania e da richiedere un serio impegno innanzitutto pubblico e specificatamente politico, non tanto in termini finanziari quanto  di solida definizione delle procedure amministrative.

In effetti, mentre nelle sue opere Rossella Rispoli mostra una vita interrotta, con edifici cadenti alcuni dei quali forniti ancora dei vecchi, ormai arrugginiti  macchinari, d’altra parte, come Artista,   ‘rilegge’ quelle preesistenze in modi a prima vista impensabili, per cui i capannoni, attraversati da violenti raggi solari,  che improvvisamente penetrano dai tetti sfondati entro ambienti semibui, creano giochi di luce irreali e quanto mai suggestivi; così anche i vecchi materiali, con le loro sfumature tonali  e le patinatissime coloriture che, in certi interni, ricordano quasi effetti da caleidoscopio, con tinte che variano dal rosso al blu, al verde e così via.

Il tutto è accentuato da una continua tensione alla ricerca di modi espressivi nuovi, sempre aderenti alla menzionata dialettica fra innovazione e mantenimento di un saldo punto di riferimento: l’antico complesso industriale assunto come fonte d’ispirazione, filtrata da ricordi giovanili e familiari ed anche rigenerata da una frequentazione attuale e, per così dire, dall’esterno, in cui gli opifici cadenti si stagliano come una realtà quasi di sogno, sospesa nel tempo, immobile e silente, sul paesaggio collinare retrostante e sulla laguna. Da qui anche il senso della presenza, in molte opere, di animali selvatici e domestici: da una parte, realisticamente, i volatili che frequentano la laguna, dall’altra, simbolicamente, alcuni cani raffigurati, come in attesa e in guardia, davanti ai vecchi capannoni.

Prima di concludere merita un accenno la pluralità di tecniche pittoriche di cui prima s’è detto, certamente espressione di curiosità sperimentale ma anche del complesso cammino formativo dell’Artista: dipinti ad olio su tele diverse, su legno, tavola, cartone; acquarelli; tecnica mista su tela, tavola, legno; affresco su legno; incisioni da linoleum; tecnica a ceramolle, acquaforte e acquatinta; incisione su cartoncino e stoffa, incisione a puntasecca e maniera allo zucchero o zucchero e acquatinta, infine anche matrici per stampa da incisione in linoleum o cartoncino e stoffa.

Come persona interessata al restauro apprezzo la capacità di guardare creativamente, ma col dovuto rispetto, al passato e di recuperarne gli elementi; come architetto sono sensibile alla rappresentazione del costruito e del paesaggio ma anche ai valori materici e simbolici delle opere d’arte, oltre che ai loro linguaggi espressivi.

Su quest’ultimo punto mi sembra di poter cogliere, nel lavoro di Rossella Rispoli, due principali filoni di ricerca. Il primo, per così dire, ‘realistico’ ma pur sempre trasfigurato poeticamente, in cui il paesaggio è predominante, pur se spesso focalizzato sugli antichi capannoni e sui loro interni, fantasticamente reinterpretati e visti, appunto, con occhi nuovi e sognanti, forse, una futura rinascita. Qui si notano anche ricordi della Scuola Romana, per il denso rapporto fra colore e spazio, poi di altri pittori italiani del Novecento (come Mario  Sironi e Carlo Carrà) e di certo impressionismo francese (soprattutto nella ‘luce’ e nell’atmosfera rarefatta degli acquerelli). Il secondo più ‘simbolico’ ed ‘espressionistico’, nel quale rientrano sia alcune citazioni di dipinti famosi e carichi di significato (come  ‘Il Quarto  Stato’ di Giuseppe Pellizza da Volpedo, ma qui con le figure umane molto sfumate, semitrasparenti e quasi ricondotte all’architettura), sia modalità ‘iperrealistiche’ (come si può notare in alcuni dei  cani prima citati ma anche in una rara figura umana attentamente descritta nei suoi caratteri di assoluta contemporaneità), sia ancora di accentuazione materica, corrugata, sofferta e di approfondimento netto del segno, in chiave quasi ‘epressionistica’.

Ma questo è solo un accenno, proprio di un osservatore esterno non specialista.

Ciò che risulta opportuno sottolineare è che il lavoro figurativo di R. Rispoli, oltre che per i  propri pregi intrinseci, vale più di molte parole al fine di richiamare la dovuta attenzione sulla necessità di  riscatto d’una testimonianza di archeologia industriale collocata in una delle regioni più belle d’Italia ed, al suo interno, in uno dei paesaggi più noti e apprezzati.

Ne deriva l’impegno a fare tutto il possibile, unendo le forze del pubblico e del privato, per ridare vita, funzione, piena dignità e bellezza ad un sito straordinario da troppo tempo trascurato.

 


Prof. Giovanni Carbonara
Architetto e Professore di Restauro architettonico presso la “Sapienza” Università di Roma